Artrust on tour: ArtBasel 2017

OVERVIEW

Grandi numeri, nomi importanti e cifre sorprendenti caratterizzano la quarantottesima edizione di Art Basel, una tra le più importanti manifestazioni d’arte a livello mondiale. 70’000 visitatori, 291 gallerie e circa 4000 artisti permettono alla fiera di essere una delle piattaforme più ambite del panorama artistico. La rassegna quest’anno si suddivide in sei settori: Parcours, Statements, Unlimited, Edition, Feature e Galleries.

GRANDI NUMERI

Come sempre le opere d’arte raggiungono prezzi notevoli, tra cui i 3milioni circa per Syracuse (1954)  di Nicolas de Stael rappresentato dalla Gallerie1900-2000 di Parigi e un August Sander che, tra i massimi esponenti della fotografia, con la serie “People of the 20th Century” (1876-1964) della Berinson Gallery tocca i 3.1 milioni.

 

Berison Gallery, August Sander, People of the 20th Century. Galerie 1900-2000, Nicolas de Stael, Syracuse, 1954. © Courtesy Art Basel
Galerie 1900-2000, Nicolas de Stael, Syracuse, 1954. © Courtesy Art

NUOVE PROMESSE

Nomi importanti che in questa edizione però lasciano spazio anche ad alcuni ottimi artisti emergenti e a giovani gallerie. Tra le più belle ritroviamo la Magician Space Gallery (Beijing), la quale attraverso un arrangiamento curatoriale quasi futuristico di Billy Tang può vantare di aver venduto quasi tutte le sculture dell’artista cinese Wang Shang. Nuova promessa è inoltre la galleria greca Kalfayan, la quale nella sezione Feature, espone opere multiple del tardo dopoguerra dell’artista greco Vlassis Caniaris (già presente ad ArtBasel Hong Kong 2015, ad ArtBasel 2015 con la Galleria Peter Kilchmann e a Documenta 14 di Atene), venduto a quelle che vengono definite “grandi collezioni private”. I prezzi si aggirano tra i 60’00 euro, fino a toccare i 290’000.

Kalfayan Galleries, Vlassis Caniaris, What’s North, What’s South (Children and Testimony), 1988. © Courtesy Art Basel

A COLPO D’OCCHIO

Il percorso attraverso le più importanti gallerie del mondo continua e tra le diverse proposte, l’originalità  dello stand della Galleria Tornabuoni di Firenze (Hall 2.0, F13) non lascia indifferenti. Se l’anno scorso il protagonista era l’italiano Salvatore Scarpitta, quest’anno il turno è del grande Lucio Fontana. La scelta di presentare un unico artista si rivela nuovamente vicente: i quattro Concetto Spaziale La fine di Dio (1963) presentati insieme ad un’importante documentazione costituita da studi preparatori, lettere e fotografie, dimostrano come il grande Fontana non necessita più di una parete bianca per trasmettere la sua grandezza. Impresa magnifica a cura di Enrico Crispolti e Luca Massimo Babero che vuole dimostrare come l’arte sia un bellissimo filo conduttore attraverso le diverse dimensioni del tempo e dello spazio.

Galleria Tornabuoni, Lucio Fontana, Concetto Spaziale La fine di Dio, 1963 / © Courtesy Art Basel
Galleria Tornabuoni, Lucio Fontana, Concetto Spaziale La fine di Dio, 1963 / © Courtesy Art Basel

UNLIMITED – TUTTO CIÒ CHE LIMITE NON È

Si riconferma imprevedibile, sorprendente ed inaspettata la sessione UNLIMITED, ovvero la piattaforma dedicata a quell’arte che prova a trascendere dagli standard convenzionali, manifestandosi tramite sculture imponenti, proiezioni video, installazioni di larga scala e performace live. Curata dal newyorkese Gianni Jetzer, la Hall presenta una mescolanza di grandi opere museali (tra cui Enrico Castellani e Paolo Icaro), installazioni monumentali (Sue Williamson e Subdoh Gupta) sino ad un insolito recupero di lavori più datati (come “Mutations I. Düsseldorf, Primary Demonstration: 112 Gestures of the Upper Body” di Klaus Rinke). Abbandonate le Hall 2.0 e 2.1, dove le opere possono toccare anche le dimensioni più piccole, qui entrano in gioco i grandi spazi, le grandi misure, le grandi impressioni. Appena entrati, l’attenzione viene subito attirata  dall’installazione Senza titolo (Our people are better than your people) di Barbara Kruger, in cui in maniera molto sottile e leggermente cinica l’artista americana (New Jersey, 1945) affronta il tema dell’influenza esercitata dei media e della politica sulla società contemporanea. Il grande formato dell’opera, così come il suo rosso vivo, introducono in maniera esemplare all’atmosfera di Unlimited, la quale spesso si differenzia per la sua forte tendenza provocatoria.

Percorrendo i corridoi del padiglione, l’attenzione viene attratta da una modesta coda di persone, che aspetta solo di scoprire il contenuto della “casetta” dell’artista cinese Song Dong. L’opera, intitolata Thorugh the Wall (2016), è costruita interamente con materiali riciclati, tra cui vecchie finestre, luci e strutture metalliche provenienti direttamente da Bejing. Una ricerca materiale che trasmette perfettamente l’implicita scia critica che Song Dong vuole far trapelare: consumismo, spreco, e accumulazione diventano i termini chiave dell’opera.  È dunque tramite un gioco di specchi e prospettive che lo spettatore entra in contatto con una problematica che contraddistingue la società contemporanea.

Song Dong, Through the Wall, 2016, old window, lighting, iron frame, 460 x 225 x 901 cm. Courtesy of Pace Gallery
Barbara Kruger, Untitled (Our people are better than your people), 1994/2017, Print on vinyl, wall paper 500 x 312,5 cm 196 7/8 x 123 inches Courtesy Sprüth Magers .

Caotica, a volte esagerata ed altre indecifrabile, ArtBasel si conferma anche quest’anno come un’esperienza emotiva, professionale e sensoriale indimenticabile, in cui il tempo sembra fermarsi almeno per un giorno.

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