“Keith Haring. About art”. La mostra a Milano.

Disegnare è fondamentalmente sempre la stessa cosa dai tempi della preistoria. Unisce l’uomo e il mondo. Vive attraverso la magia.”

Keith Haring

Fin dalla notte dei tempi, in un’era ben lontana dall’invenzione della scrittura, l’essere umano ha sentito la necessità di creare un legame con il mondo circostante. Le immagini figurative, incise o dipinte sulle pareti delle grotte con finalità magiche e propiziatorie, sono tra i primi esempi di espressione di questo legame. Esprimono il sentimento di consapevolezza di una realtà esterna e della sua importanza per la vita dell’uomo.

Keith Haring, nato in Pennsylvania nel 1958, pittore e writer, è stato un esponente fondamentale di quella Street Art che si andava sviluppando negli anni Settanta del secolo scorso. La sua è un’arte fatta di immagini semplici e colori, ma tutt’altro che leggera, anzi politicamente e socialmente impegnata, nella quale trovano spazio i temi principali della sua epoca, dal razzismo, alla minaccia nucleare, dall’Aids (che lo portò alla morte nel 1990), alla disumanizzazione della cultura.

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Le sagome fumettistiche di Haring racchiudono in realtà un complesso pensiero estetico e morale non sempre di facile lettura, che si basa sul principio della centralità dell’uomo nell’universo – principio tipicamente rinascimentale – che l’artista esprime con un linguaggio nuovo e molto moderno. Nelle sue opere, tensioni del presente e del passato si mescolano, sullo sfondo di una filosofia antropocentrica da cui nasce la figura stilizzata dell’”omino” rappresentato con le braccia alzate: una sagoma anonima, senza volto che rappresenta insieme il singolo e l’umanità intera. All’interno del linguaggio artistico di Haring, simbolico e allo stesso tempo universale, gioca un ruolo fondamentale il colore: forte, intenso, a volte fluorescente, quasi sempre antinaturalistico e steso con ampie campiture piatte.

E sono proprio i suoi colori che colpiscono, entrando nelle sale di Palazzo Reale a Milano, dove è attualmente allestita una mostra monografica su questo popolare artista. Popolare in tutti i sensi, non solo perché vera e propria “star” dell’arte contemporanea (è stato uno dei primi sulla scia di Warhol, a comprendere l’importanza di trasformare il proprio nome in brand), ma anche in quanto protagonista di un arte, quello del graffitismo e della Street Art, che nasce dal popolo e per il popolo. Un’arte pubblica che vive nelle strade delle città, sui muri, nelle metropolitane. Un’arte accessibile a tutti, il cui scopo è anche educativo.

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La mostra “Keith Haring. About art”, curata da Gianni Mercurio, è stata inaugurata il 21 febbraio e rimarrà aperta fino al 18 giugno. L’esposizione si propone di ricostruire il percorso genealogico della creazione artistica di Haring, analizzando il suo rapporto con le fonti artistiche a cui si è ispirato: dall’arte classica, a quella tribale, dai maestri rinascimentali fino agli innovatori del ‘900.

Il percorso è diviso in sei sezioni tematiche. Si apre con la stanza dedicata all’”Umanesimo”, principio da cui muove tutta la sua arte, e si conclude con la “Performance”, tipica del suo creare artistico. Haring, infatti, considerava l’atto del dipingere una creazione spontanea, un gesto d’energia da condividere con il pubblico: molti dei suoi primi graffiti, al contrario di altri writers che operano “nell’ombra”, erano eseguiti alla luce del sole con i passanti che si fermavano ad ammirarlo.

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La mostra, sicuramente ben strutturata, ha un filo conduttore semplice da seguire e ben sviluppato anche grazie alla presenza di confronti con altre opere d’arte di artisti ed epoche differenti. Gli apparati didattici sono sintetici ma funzionali, e interessanti sono le molte citazioni dirette dell’artista, fondamentali per comprenderne le tematiche.

Per maggiori informazioni sulla mostra: http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale/mostre/inCorso/KEITH_HARING

Keith Haring sarà tra gli artisti della nostra prossima mostra dedicata alla Street Art, che aprirà il prossimo autunno. Accanto alle opere dell’artista statunitense anche quelle di molti altri nomi di spicco dell’arte urbana, tra cui Jean Michel Basquiat e Banksy.

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