Astratto nero su fondo verde

Tecnica: tecnica mista su carta
Dimensioni: 25 x 17 cm
Data: 1953
Firma: in basso a dx.
ID: 610

 

Descrizione

Fontana Lucio (1899 – 1968)

Pittore, scultore e ceramista, nasce in Argentina a Rosario di Santa Fé da famiglia di origini italiane. Il padre Luigi è scultore, la madre, attrice di teatro. All’età di sei anni fa ritorno in Italia a Milano per frequentare le scuole. Si forma all’Istituto Tecnico Carlo Cattaneo, ma l’apprendistato artistico avviene all’interno della bottega paterna. Volontario durante il primo conflitto mondiale, viene ferito e congedato, e potrà così terminare gli studi.
Diplomatisi, nel 1921 torna in Argentina dove inizia ufficialmente la sua attività artistica come scultore, al fianco del padre. Tornerà a Milano sette anni più tardi per iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera, come allievo di Adolfo Widt.
È nel contesto artistico milanese che, nei primi anni ’30, stringe rapporti con gli architetti razionalisti e con l’ambiente dell’astrattismo lombardo. Con Fausto Melotti, Atanasio Soldati e Mauro Reggiani si unisce al gruppo parigino “Abstraction-Création”: insieme saranno tra i promotori di un manifesto italiano per l’astrattismo. In questa fase, Fontana alterna la realizzazione di opere astratte alla produzione di ceramiche barocche, fabbricate presso le fornaci di Albisola.
La seconda guerra mondiale lo allontana dall’Italia, per riportarlo nuovamente sul suolo natio. È proprio in Argentina che redige nel 1947, nell’ambito della scuola privata Altamira che lui stesso ha fondato, il “Manifesto Bianco”, nel quale decreta la fine della tela dipinta, la necessità di una sintesi dei generi artistici e la rinuncia ai materiali tradizionali. È la nascita dello spazialismo, l’affermarsi di un’arte mobile e dinamica, dove il cambiamento contenutistico è contemporaneamente cambiamento formale.
Nello stesso anno rientra a Milano dove fonda il “Movimento Spaziale”, alla ricerca di una nuova forma d’arte che riscopra la dimensione dello spazio. È a questo periodo che risalgono le sue serie più note, i “tagli”, i “crateri”, i “metalli”, i “teatrini”, che lo renderanno artista di fama internazionale. Gesti risolutivi e violenti, graffiano, perforano, tagliano, bucano e lacerano le sue tele, spesso monocrome e dipinte a spruzzo. Fontana apre spazi tridimensionali oltre la superficie pittorica, coinvolgendo lo spettatore attraverso le conseguenze delle sue azioni.
Sempre alla ricerca di un nuovo “ambiente spaziale” sono indirizzate le successive installazioni con oggetti e forme fluorescenti appesi in sale buie, illuminate dalle luci intermittenti del neon.
Lucio Fontana si spegne a Varese nel 1968, due anni dopo aver ricevuto il Gran Premio per la Pittura alla Biennale di Venezia.
Oggi le sue opere sono contese dai più grandi musei del mondo e battute all’asta a prezzi da record.

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