La grande apertura del LAC. Una festa per la cultura, una festa per tutti.
«Ce l’abbiamo fatta!» è l’urlo liberatorio, sincero, commosso della vicesindaco Giovanna Masoni Brenni, capo-dicastero dell’Area Cultura e Istruzione. Il sogno, portato avanti da lei in prima fila e da tutta l’amministrazione comunale, con passione, pazienza e tanto impegno, superando anche difficoltà e resistenze, è finalmente diventato realtà: dopo 15 anni di progettazione e a 5 anni dalla posa della prima pietra, Lugano ha il suo nuovo Centro Culturale e Artistico, il LAC.
Lo scorso sabato mattina, una Piazza Bernardino Luini gremita ha assistito con trepidante emozione alla cerimonia simbolica del taglio del nastro che ha coinvolto tante autorità cittadine e cantonali. Tra la folla, ad applaudire, c’eravamo anche noi di Artrust. Al nostro fianco, giovani, anziani, famiglie, bambini. C’era Lugano, c’era il Ticino, c’era idealmente tutta la Svizzera Italiana a stringersi intorno al “suo” centro culturale.
Si perché, come ha giustamente ribadito il Sindaco Marco Borradori durante il suo intervento: «Questo è un luogo per tutti noi e per tutti voi». Un polo “inclusivo”, non solo perché abbraccia tutte le discipline artistiche e culturali – la pittura, la musica, il teatro, la danza, la letteratura – ma perché non esclude nessuno, non si chiude in una miope autoreferenzialità, ma si apre con curiosità e coraggio al mondo: «Non dobbiamo avere paura di pensare in grande, dobbiamo avere il coraggio di dispiegare le nostre ali senza bruciarle» ha concluso il sindaco poco prima che centinaia di palloncini bianchi conquistassero il cielo di Lugano.
Le vetrate che dall’interno del LAC si affacciano verso la città e il lago (suggestivo anche nei toni malinconici di una giornata nuvolosa di settembre) sono la metafora migliore di questo guardarsi intorno, pensare oltre, proiettarsi al futuro: «Il LAC oggi è un bebè e ha bisogno di cure – ha detto il ViceSindaco Giovanna Masoni Brenni – ma noi l’abbiamo pensato e costruito per i prossimi 100 anni, per i nostri figli e per i figli dei nostri figli. Per crescere ha bisogno di tutti».
All’apertura delle porte, girandoci a guardare la folla composita ed entusiasta che avanzava insieme a noi per recarsi all’interno della bellissima struttura architettonica che ospita il LAC, non si poteva non avere la sensazione di essere spettatori di uno dei quei momenti dove la storia svolta e cambia direzione (quelli, per intenderci, che racconteremo ai nostri nipoti dicendo loro: «quel giorno noi c’eravamo…»)
Perché il LAC rappresenta un cambio di prospettiva netto per Lugano: da polo finanziario e bancario, a città che punta sull’arte e la cultura per costruire il proprio futuro. Si tratta di una scommessa, che siamo tuttavia sicuri sarà vincente. Perché si basa sugli stessi presupposti che ci guidano nella nostra attività quotidiana: ovvero, che l’arte possa essere motore di sviluppo e crescita, culturale e sociale, certo, ma anche economica.

Con l’apertura del LAC l’arte torna al centro della vita della città e di tutto il Cantone. Quel Ticino che, per posizione geografica, è stato in passato un vero e proprio crocevia di artisti e punto di contatto tra la millenaria tradizione italiana e le moderne suggestioni nord-europee (della mostra inaugurale che celebra questo dialogo nord-sud parleremo nel prossimo post).
La partecipazione e l’entusiasmo di questa inaugurazione sono la controprova che la cultura, se promossa e proposta nelle giuste modalità, non è affare per pochi appassionati, collezionisti o intenditori, ma è in grado di coinvolgere un pubblico vastissimo.
Perché l’arte altro non è se non l’umanità stessa, nella sua espressione più intima. È, per dirla con le parole del Consigliere di Stato Manuele Bertoli, «la parte migliore di noi».
E allora: viva l’arte. Viva il LAC!




