MASILugano, ed è solo l’inizio…
“E ora andiamo tutti insieme, al LAC”: è così che il direttore Michel Gagnon invita le centinaia di persone in trepidante attesa in piazza Bernardino Luini a varcare le soglie del LAC e scoprire il fitto programma inaugurale, tra anteprime, concerti, performance e laboratori creativi.
Il clima è rilassato e positivo, l’organizzazione ben riuscita e l’interesse del pubblico è vivace. Si gira tra i nuovi spazi culturali, progettati dell’architetto Ivano Gianola: la hall si affaccia sulla piazza, e sulla splendida visuale del lago.
Il LAC è un dialogo con il territorio, con l’ambiente, con i cittadini e i visitatori.
Salendo di un piano, lo spazio esterno accoglie il pubblico in un mondo fatato, tra caroselli, ballerine e zucchero filato: anche i piu piccoli si godono la loro inaugurazione.

La nuova sala teatrale è una sinfonia di forme, e tutti parlano dell’eccellenza acustica dello spazio dedicato al teatro e ai concerti.
Alle 10.30 aprono i battenti delle mostre: “Orizzonte Nord-Sud”, “Solid Light Works” di Anthony McCall, “in Ticino” – nella sede di Palazzo Reali e, al -1, la Collezione Olgiati presenta Giulio Paolini con “Teatro di MNEMOSINE. PAOLINI d’après WATTEAU”.
Il MASI (Museo d’Arte della Svizzera Italiana), lo spazio di 2500 m2 che ospita le mostre e la collezione permanente, nasce dall’unione tra il Museo Cantonale d’arte e il Museo d’Arte della città di Lugano. L’area dedicata all’arte è stata pensata per valorizzare le opere mettendole in dialogo con la luce e con l’ambiente esterno: il risultato è un vero spettacolo, testimoniato dallo stupore alla vista di “L’Homme Qui Marche” di Giacometti, con il panorama lacustre luganese che fa da sfondo.
Lugano, appunto, crocevia di culture: quella italiana, da un lato, e quella d’Oltralpe, della svizzera tedesca. La mostra “Orizzonte Nord-Sud” indaga proprio questa duplice essenza del territorio ticinese, mettendo a confronto sala per sala, artisti di diverse provenienze e formazioni ma in dialogo tra loro: Piranesi e Wolff, la maestosa architettura romana si rapporta al paesaggio alpino, in ottica romantica. Böcklin e De Chirico, il paesaggio simbolista carico di metafore contrapposto al rigore geometrico e l’illusione dello spazio; e ancora Hodler e Wildt, Vallotton e Casorati, Anker e Morandi sul tema della natura morta, Segantini e Medardo rosso, pittura e scultura modellate dallo stesso elemento: la luce. Eccezionale presenza solista è quella delle opere di Jospeh William Turner, con dei piccoli paesaggi svizzeri risalenti al suo Grand Tour nel 1850.
La mostra continua al secondo piano con un focus sul futurismo con Giacomo Balla e sul rapporto Depero-Tauber Arp nel teatro d’avanguardia. Le battute finali della mostra sono invece dedicate alla voce solista di Klee, pittore svizzero e figura fondamentale della Staatliches Bauhaus, influenzato nelle sue opere dai paseaggi mediterranei, e alla complementarietà tra Lucio Fontana e Alberto Giacometti: le famose linee che tagliano le tele del primo non sono altro che le linee che si stagliano nello spazio dell’altro.
Dagli spazi artistici tradizionali ci si sposta in quelli concettuali ed esperienziali della light art di Anthony McCall, al piano -2: la mostra, appositamente concepita dall’artista per gli spazi del LAC, catapulta il pubblico in una nuova dimensione, fatta di luci, movimenti e sensazioni messe in moto dalle “sculture di luce” proiettate nell’oscurità. Tra le 4 proiezioni, anche la riproduzione digitale della sua opera fondamentale “Line describing a cone”, del 1973: un fascio luminoso si trasforma da semplice puntino a cono, indagando la relazione tra cinema, scultura e performance. Il pubblico si diverte, sperimenta, e diventa parte dell’opera stessa. E, basta la fotocamera di un telefono per riprendere l’interesse dei visitatori tra i fasci di luce (foto)
Tra il piano 1 e il -2 si trova la Collezione Olgiati, al -1. Ospitata in un edificio esterno al LAC, ma parte integrante del centro culturale, presenta per l’inaugurazione una mostra monografica dedicata a Giulio Paolini, Teatro di MNEMOSINE. L’esposizione consiste in sei opere concettuali, realizzate in 9 anni e dedicate alla dea della memoria (Mnemosine, appunto) focalizzate sullo spazio, sulle componenti del quadro e sull’analisi dell’arte nel nostro tempo. La collezione espone le altre opere permanenti, tra le quali spiccano i nomi di Anish Kapoor, Enrico Castellani, Yves Klein, Lucio Fontana, Alberto Burri e Alighiero Boetti.
A noi, una mattinata non è bastata per godere a pieno il nuovo LAC e le mostre del MASI: i weekend inaugurali continueranno fino al 27 settembre e le mostre saranno visitabili sino a gennaio.
Quello che abbiamo respirato è stato un clima festoso ed euforico, un interesse dei cittadini di Lugano e dei tanti visitatori accorsi dal Ticino e da fuori, la positività dello staff e dei tanti volontari accorsi per il LAC. Chiudiamo con le parole del Vicesindaco Giovanna Masoni, pronunciate con solenne emozione:
“Abbiate grande cura del LAC!”




