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Esprimere la spiritualità in arte e architettura

Tradizionalmente, l’arte ha sempre rappresentato la realtà fisica. Tuttavia, entrando nella movimentata era moderna – indicativamente dalla fine del 19esimo agli inizi del 20esimo secolo – c’è stato uno spostamento verso la ricerca di nuovi modi di vedere la natura. Anche la funzione dell’arte è stata, in un certo senso, messa in discussione, soprattutto dopo l’avvento della fotografia come tecnica di riproduzione del reale.

Le società industriali, diventate la caratteristica predominante, l’urbanizzazione, cresciuta a una velocità traumatizzante e la prima guerra mondiale, con i suoi esiti catastrofici, sono alcuni degli eventi di quel periodo che hanno messo in crisi la fiducia nella ragione e alimentato un crescente rifiuto del tanto venerato pensiero razionale, prodotto di anni di illuminismo. Le soluzioni e le conclusioni deterministiche, integrate nel modo di pensare dei positivisti o “naturisti”, perdono di importanza, e le esperienze emotive assumono più senso per il cuore fragile di alcuni uomini. Sempre di più, l’uomo sente il bisogno di questa libertà per esprimere la propria esperienza soggettiva, il proprio sentimento interiore. E così la tendenza verso l’espressionismo in arte, letteratura, musica o architettura in tutta l’Europa dell’epoca moderna è il risultato di un tentativo di catturare gli stati emotivi o di evocare idee di significato dell’esperienza emotiva stessa, piuttosto che della realtà materiale. Gli artisti, di conseguenza, hanno tentato di convogliare questi stati psicologici all’interno un’idea rifugio – o in altri termini – in una sorta di arte spirituale.

Per coloro che sono appassionati di gite culturali e visite museali, presso uno dei più, se non il più visitato museo d’arte della Svizzera, la Fondazione Beyeler a Riehen, Basilea, è allestita in questo periodo una mostra che esplora il tema di cui abbiamo appena parlato, attraverso le opere di un gruppo espressionista tedesco: Kandisky, Marc & Der Blaue Reiter – 4 settembre, 2016 – 22 gennaio, 2017. Questo gruppo è stato attivo a Monaco di Baviera tra il 1908-1914; tra i suoi componenti vi sono importanti figure maschili tra cui Wassily Kandinsky, Franz Marc, Alexej Jawlensky e altri, ma anche figure femminili di rilievo come Gabriele Münter e Marianne Werefkin. Quest’ultima è la protagonista della nostra mostra di questo autunno 2016 a Melano, Ticino. Osservando i nomi dei principali gruppi espressionisti tedeschi – “Blaue Reiter” (il cavaliere azzurro) e “Brücke” (il ponte), fondato da Ernst Ludwig Kirchner – la metafora che segnala il gesto del movimento, sia che si tratti di un movimento verso un’apertura o verso una deviazione in un nuovo territorio artistico, è molto più di un suggerimento nascosto.

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Wassily Kandinsky and Franz Marc (Hrsg.) Der Blaue Reiter Almanach, Munich, 1914 29,5 x 23 x 2,5 cm ahlers collection © Thomas Ganzenmüller, Hannover Maximum print size: 41 x 30 cm
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Wassily Kandinsky Landschaft mit Regen, 1913 Öl auf Leinwand, 70,2 x 78,1 cm Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Solomon R. Guggenheim Founding Collection Druckbare Bildgrösse ca.: 27 x 30 cm
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Alexej Jawlensky, Profonda meditazione, 1936/37 - Olio su carta tessuto, incollata su cartone, 24,5 x 17,5 cm - Collezione Artrust

È interessante notare che, scrutando nell’almanacco leggendario creato da Kandinsky e Marc, i cui materiali all’interno sono originati da diversi sfondi culturali e in differenti archi temporali, si notano differenze di stili e di scelte, che contribuiscono alla consapevolezza che l’arte, o l’estetica nell’arte, è da considerarsi un percorso in continua evoluzione. Questo dà ulteriore sostegno all’idea degli espressionisti che vedono nella necessità interiore l’unico criterio per esprimere attività creative. I tratti comuni dei dipinti sotto questa tendenza possono essere individuati nelle pennellate spontanee, nelle figure distorte che aprono verso l’astrazione, nella derivazione mitica o primitiva di forme e idee, nella rimozione della linea dal suo ruolo di definizione del profilo e nella liberazione dei colori dall’obbligo di rappresentare le cose. Questa inclinazione verso la dislocazione e l’alterazione della forma o della dimensione delle cose rispecchia il movimento dall’elemento concreto a quello astratto e viceversa. In estremo, quando alcuni espressionisti si muovono dalle loro opere figurative verso un espressionismo astratto, fanno come gli architetti minimalisti o decostruttivisti della generazione successiva che rifiutano l’uso della decorazione per lo studio della geometria. Un notevole sviluppo nell’architettura postmoderna che inizia a metà del 20esimo secolo e prosegue sino al giorno d’oggi e che deve molto alla concezione del movimento modernista.

 

Il recente annuncio dell’ampliamento della Fondazione Beyeler, in un certo senso, rappresenta un’altra idea di movimento, ma questa volta non si tratta di un cambiamento nella definizione dell’arte occidentale! Poiché la collezione si è ampliata in modo significativo nel corso degli anni, l’ampliamento servirà a rafforzare la funzione educativa all’interno del Parco Iselin-Weber, nelle vicinanze del museo. Questo significa che ci sarà più spazio per opere d’arte all’aperto e per gli eventi e, di conseguenza, più visibilità al pubblico. Dalla sua struttura originale disegnata da Renzo Piano, architetto italiano vincitore del Pritzker Architecture Prize, alla mano responsabile del architetto svizzero Peter Zumthor, che curiosamente ha vinto lo stesso premio.

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Die Fondation Beyeler, erbaut von Renzo Piano Foto: Todd Eberle Druckbare Bildgrösse: 33 x 24 cm
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Courtesy 7132 Thermal Baths and Spa

Zumthor è famoso per il suo approccio minimalista alla costruzione e il suo uso di materiali semplici e non finiti. Queste caratteristiche sono visibili nel suo progetto più noto, il centro termale Therme Vals spa, nel Canton Grigioni, in Svizzera, che celebrerà il suo 20 ° anniversario quest’anno. La preoccupazione principale che Zumthor ha quando realizza un edificio è il luogo in cui sorge e l’uso che se ne farà. Sono il contesto, l’esperienza e la materialità, che occupano la posizione principale nel suo flusso di creatività architettonica, non tanto l’estetica del risultato finale. Il suo stile di costruzione “piedi per terra”, molto attento al silenzio e al minimo rumore dall’ambiente circostante, sicuramente lascerà ai soggetti all’interno la possibilità di comunicare per sé, creandosi la propria vita e trovando una via personale per esprimere (proprio come gli espressionisti) la propria spiritualità.

 

 

Consiglio di lettura: Concerning the spiritual in Art, Wassily Kandinsky, 1911

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