On the move. Per i musei della città.
Nella settimana di Art Basel, Basilea diventa il cuore pulsante del mondo dell’arte, il luogo dove un variegato universo popolato da artisti, galleristi, esperti, mercanti, collezionisti, appassionati, si concentra e si ritrova. Ma Basilea è una città d’arte anche per tutto il resto dell’anno, come dimostrano i tanti musei, le fondazioni, le gallerie che ne punteggiano il panorama urbano.
Approfittando della nostra partecipazione alla fiera, non potevamo mancare la visita di alcuni dei musei simbolo della città: il Kunstmuseum, con i suoi rinnovati spazi inaugurati lo scorso aprile, il Museo Tinguely e la bellissima Fondazione Beyeler. Tre luoghi simbolo di Basilea in questo periodo curiosamente avvicinati da un comune denominatore: la scultura e il suo essere forma espressiva “in movimento”.
Anche noi abbiamo vissuto questi giorni on the move, sempre in movimento, incuranti della pioggia incessante che ha caratterizzato questa trasferta. Se il cielo di Basilea ci ha accolti e congedati con la sola tonalità del grigio (concedendoci solo poche ore di azzurro), ci hanno pensato i capolavori dell’arte moderna e contemporanea a tingere di colore le nostre giornate.
Calder e Fishli/Weiss: incontri “in equilibrio” alla fondazione Beyeler.
Prima tappa del nostro peregrinare per i musei della città, la fondazione Beyeler, con i suoi spazi luminosi e accoglienti, progettati da Renzo Piano. La collezione permanente in mostra basterebbe a far girare la testa a qualsiasi appassionato di arte moderna: Klee, Arp, Léger, Bacon, Degas, Dubuffet, Matisse, Mirò, Mondrian, Giacometti, non manca veramente nessuno. Come se non bastasse, un prestito a lungo termine di tredici opere dalla Anthax Collection Marx, affiancate ai capolavori appartenenti alla fondazione, permetterà fino al 14 agosto di godersi un’intera, immensa sala dedicata al maestro Pablo Picasso.
L’esibizione temporanea, in corso in questi giorni di fiera e fino al 4 settembre, mette invece in rapporto Calder e il duo Fischli/Weiss, ponendo le opere dei due artisti su un piano di effimero, precario e fragile equilibrio: opere a prima vista apparentemente distanti che tuttavia si dimostrano, all’interno dell’allestimento che le mette in relazione e dialogo, essere le facce di una stessa medaglia, prospettive diverse su un tema comune. La mostra ripercorre l’opera di Calder dalle prime esperienze degli anni ’20, con il Circo Calder, fino al suo passaggio all’astrazione nel decennio successivo e all’invenzione dei “mobile” nei primi anni ’30. I lavori di Fischli/Weiss, con la loro carica sperimentale, fanno da contrappunto narrativo al racconto di questa evoluzione.

Jean Tinguely uguale movimento.
Se il dinamismo di Calder e Fischli/Weiss risiede nell’equilibrio – che lungi dall’essere stasi è invece contrapposizione di movimenti in grado di annullarsi a vicenda – quello che si respira nell’aria in ogni angolo del Tinguely Museum di Basilea è invece movimento allo stato puro. “L’unica cosa stabile è il movimento, sempre e ovunque” recita una delle tante citazioni dell’artista svizzero che accompagnano il visitatore verso l’ingresso dell’esposizione permanente.
È impossibile non lasciarsi coinvolgere dalle macchine strampalate, assurde e allo stesso tempo geniali di Jean Tinguely. Entrare al Tinguely Museum significa smettere i panni di adulto per calarsi in quelli di un ragazzino – in una dimensione dove il confine tra arte e gioco diventa quasi inesistente – e passare di scultura in scultura a premere pulsanti che trasformano ammassi di ferraglia in meraviglia in movimento che riempie gli occhi. Tra tutte segnaliamo l’enorme Méta-Harmonie II, una “orchestra” di ingranaggi che si esibisce su un cacofonico spartito tingueliano e Pit Stop, spettacolare esplosione di un’auto di Formula Uno.



La mostra temporanea Michael Landy. Out of Order, completa la nostra visita al museo. Inglese, nato a Londra nel 1963, Landy ha sempre trovato in Tinguely, fin dai suoi esordi, una guida artistica a cui ispirarsi. La mostra, allestita fino al 25 settembre, è un omaggio alla sua intera carriera artistica. Sculture monumentali, figure umane che si autoflagellano, lavori su carta e altre opere interattive sono presentate all’interno di un ambiente in cui muoversi come in una sorta di parco divertimenti artistico. La maggior parte dei lavori presentati fa chiaro riferimento alla situazione socio-politico britannica con la quale Landy si è confrontato nel corso della sua vita, e all’impatto sulla vita dell’uomo di una società basata su un modello puramente consumistico: le opere Break Down del 2001 e Credit Card Destroying Machine del 2010 sono l’esempio migliore della visione artistica e culturale di Landy, per tanti aspetti non dissimile dall’anti-produttivismo della macchine inutili di Jean Tinguely.


L’evoluzione della scultura al Kunstmuseum.
Ultima tappa del nostro peregrinare artistico per Basilea, il Kunstmuseum, il principale museo cittadino che oggi comprende tre edifici, recentemente ampliati e rinnovati: il Main Building, il New Building e il Gegenwart.
L’imponente collezione permanente del Kunstmuseum permette in pochi piani di compiere un excursus pressoché completo dell’arte dal XVII secolo ai giorni nostri: da Fussli a Bocklin, da Hodler a Segantini, passando per Gauguin, Rodin, Pissarro, Monet per arrivare a Picasso, Chagall, Léger, il Gruppo Blaue Reiter. Una sorta di corso accelerato di storia dell’arte, da seguire passeggiando per le sale del Main Building.

Nell’art week di Basilea, il Kunstmuseum propone alcune esposizioni temporanee tra cui “Sculpture on the Move 1946 – 2016”. Allestita fino al prossimo 18 settembre nasce con l’intento di tracciare l’evoluzione della scultura, in quanto mezzo di espressione artistica, dal dopoguerra al presente.
Divisa in tre parti la mostra inizia al secondo piano del New Building. Qui sono presentate, secondo un ordine tendenzialmente cronologico, opere fino agli anni settanta. Quello che emerge con nettezza – partendo dai capolavori di Brancusi, Giacometti, Calder, Moore per arrivare alle opere di Warhol, Kelly, Merz, Beuys, Nauman ed Eva Hesse – è l’evoluzione che la scultura ha subito in questa fase, scollandosi man mano dalla nozione classica di manufatto compatto e figurativo, con una prima introduzione dell’oggetto quotidiano, per poi rompere definitivamente gli schemi con il passaggio al decennio successivo.
La mostra prosegue al piano terra dove sono ospitate le opere del decennio 1980-1990: Felix Gonzalez-Torres, Jeff Kons, Isa Genzken, Martin Kippenberger, Fishli/Weiss e tanti altri ci raccontano il desiderio di un ritorno alla tradizione figurativa e la sua rivisitazione. Bisogna invece spostarsi al Gegenwart per visitare la terza e ultima parte della mostra che ci riassume quello che la scultura rappresenta oggi nell’arte contemporanea, con opere di Cattelan, Orozco, Sosnowska e altri.







