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Welcome to Art Basel 2016

Le novità e i booth da non perdere, selezionati per voi dal Team Artrust

Apre oggi al pubblico la 47esima edizione di Art Basel, con 287 gallerie presenti, 33 stati di provenienza e quasi 4000 artisti rappresentati.

Come di consueto, Messeplatz accoglie i visitatori un’installazione: questo è l’anno di Oscar Tuazon con “Zome Alloy”, adattamento contemporaneo della Zome House (1972) di Steve Baer, inventore, ingegnere e architetto visionario. Peccato per la pioggia battente, che forse ha impedito ai primi visitatori infreddoliti di fare una sosta nella piazza esterna ai padiglioni e godersi l’installazione.

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La fiera ha contato lo scorso anno 98’000 visitatori, tra collezionisti, appassionati e professionisti del settore. Quest’anno, a giudicare dall’entusiasmo delle prime presenze e dalle vendite già concluse durante i giorni dedicati a first choice e VIP, Art Basel riscuoterà il consueto successo.

Stando ai primi dati, le transazioni partono in positivo: Hauser & Wirth ha venduto l’opera della sezione Unlimited Tomato Head per 4’750’000 $, Dominique Lèvy apre le vendite con un Manzoni (Achrome, 1958-59) per quasi 7 milioni e Frank Stella (Slieve More, 1964) per 5.9 milioni. Anche l’arte svizzera parte bene: la galleria Thomas di Monaco ha venduto un acquarello di Emil Nolde per 250’000 $.

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Non sono sole le vendite però a fare di Art Basel la fiera d’arte più acclamata del mondo, ma anche tutto quello che gravita attorno alla manifestazione. Sulla linea delle edizioni precedenti, anche quest’anno si divide in otto settori: Galleries, Feature, Statement, Edition, Unlimited, Parcours, Film e Magazines. Noi abbiamo visitato la fiera in anteprima e vi consigliamo i booth da non perdere, le opere must-see e le gallerie che, a nostro parere, meritano una visita approfondita.

HALL 2.0

Il primo livello, come da tradizione, ospita i big, le gallerie e i dealer più gettonati del settore: la contemporaneità che ha regnato sovrana nelle ultime edizioni lascia spazio a un clima più tradizionale e dominato dall’arte moderna. In generale, si respira un’atmosfera diversa dagli anni precedenti, il momento storico influenza la produzione artistica e anche le preferenze dei collezionisti si muovono in una direzione più rassicurante: i grandi nomi.

Apriamo la nostra selezione con Helly Nahmad, che torna in fiera in grande stile: il booth accoglie nell’ala sinistra del padiglione, proprio tra lo stand Beyeler (dedicato alla mostra in apertura a settembre, Kandinsky, Marc & der Blaue Reiter) a e Dominque Lèvy. L’ambiente è rilassato e predomina il contrasto bianco/nero, con opere massive del calibro di Fontana, Calder, Arp, Picasso, Burri e Kandinskij.

HN–Vasarely
HN—Picasso
HN—Kandinsky
HN—Burri

Anche la Galleria Tega gioca sul black and white, presentando al pubblico una parete dedicata a Fontana e un angolo alle Mimesi di Paolini. Tra le italiane non si smentisce per eleganza e scelta delle opere la veronese Galleria dello Scudo: le opere astratte e colorate di Afro e Vedova dialogano con le sculture di Leoncillo, cosi come Melotti spicca al centro dello spazio, tra il nero dominante delle opere materiche di Burri, Fontana e il bianco di Manzoni.

Tega
Melotti-Burri-Fontana—Scudo
Leoncillo—Vedova—Scudo

Dominique Lèvy si conferma la regina delle dealer: rilassata e sorridente accoglie il pubblico e discute con i collezionisti. Il booth è un mix eterogeneo e raffinato di opere tra di loro contrastanti, per dimensione, colori e tematiche: Günther Uecker con degli alberi chiodati, Calder con Fontana, Burri con Castellani e Chamberlain con Stella. In solitaria, un Klein che stupisce per il colore non convenzionale: fucsia.

Uecker—Levy
Calder—Fontana—Levz
Castellani—Levy
Klein-_-levy

Landau non si smentisce mai, e presenta la consueta selezione di masterpiece. Un angolo è dedicato solo a Dubuffet, omaggio alla mostra recentemente conclusa al Beyeler. Interessante anche scelta di esporre Jawlensky in coppia con Picasso, con i ritratti che dialogano tra loro.

Sulla stessa scia segue anche la Galleria Thomas, specializzata in espressionismo tedesco: qui Jawlensky, ancora, dialoga con Chagall, in un accostamento imprevedibile ma ben riuscito.

Jawlensky—Landau
Picasso—Landau-3
Jawlensky—Landau-2
Picasso—Femme-Assise—Landau
Jawlensky—Thomas
Jawlensky-2—Thomas

Basquiat decisamente meno inflazionato delle scorse edizioni: solo da Van de Weghe viene proposto in tre diverse opere di grande formato. In miniatura, invece, ma altrettanto potenti e posizionati al centro del booth, Calder e Moore.

Basquiat-2—Van-De-Weghe
Basquiat—Van-de-Weghe
Calder—Van-de-Weghe

Stupisce la galleria londinese Bernard Jacobson, probabilmente uno degli allestimenti più riusciti della fiera: Sam Francis e Calder non possono che stimolare davvero il “Bonheur de Vivre”, insieme a Mirò (tra i veri protagonisti dell’edizione 2016), Matisse e l’americano Motherwell.

Bonheaur-de-vivre—Jacobson
Miro—Jacobson
Sam-Francis—Jacobson

HALL 2.1

Sul secondo livello, è l’internazionalità a farla da protagonista. Artisti contemporanei di diverse provenienze indagano la loro cultura, sfociando nei temi sociali e attuali. Lo stesso Marc Spiegler, global director della fiera, ha introdotto con queste parole l’edizione del 2016: “The show takes place within a much more dynamic moment than last year’s. There are political elections and major referendums coming at us, mass migration within Europe and economic uncertainties. My experience tells me that these kinds of times—these interesting kinds of times—generate a much stronger type of art.” 

La galleria Jack Shainmand (New York, Kinderhook), new entry ad Art Basel, presenta un’opera di El Anatusi, artista ghanese che usa materiali di recupero per creare lavori intricati di grandi dimensioni, trasformando delle foglie di metalli riciclati in mosaici da parete.

El-Anatsui—Jack-Shainmand

Anche Galleria Continua presenta un mix eterogeno di culture: di nuovo protagonista è il camerunense Pascal Marthine Tayou, che l’anno scorso ha dominato nella sezione Unlimited con il suo Plastic Tree. Anche il Repair di Kader Attia, francese di origini algerine, risulta potente: un’opera che rappresenta le difficoltà linguistiche delle minoranze nel mondo arabo. Tra le due spicca anche l’anglo indiano Kapoor, e il greco Kounellis.

Pascal-Marthine—Continua
Kader-Attia—Continua

Kapoor, che si ritrova da SCAI, galleria giapponese dall’atmosfera minimal e raffinata, che lascia spazio ancora una volta al bianco e nero come tema dell’allestimento. Notevoli le sculture della serie Villus di Kohei Nawa, con un omaggio alla Nike di Samotracia.

Kapoor—SCAI
foto 1
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Solita posizione per Perrotin, M23, che non tradisce le aspettative. Sviluppata su tre piani, anche in quest’edizione l’ambientazione allude a una dimensione fantastica, a tratti metafisica, tra cartoon del giapponese Murakami, zebre di Paola Pivi e collane di perle in formato gigante di Othoniel. Il booth si fa notare e non si risparmia per quantità e qualità delle opere.

Vario—Perrotin
Vario—Perrotin-4

L’ultima galleria da non perdere è Tanya Bonakdar: un mix di sculture fluttuanti e installazioni. Interessante soprattutto la scultura colorata appesa al soffitto di Tomas Saraceno, artista, architetto e performer argentino, e la parete nera arricchita da 329 sfere di Cristallo, Cristal Gaze, di Olafur Eliasson.

Olafur-Eliasson
Saraceno

Insomma, l’accoglienza basilese sotto la pioggia fitta e le temperature non tipicamente della stagione, non ha fermato né il team Artrust, né l’entusiasmo degli art lovers e dei collezionisti internazionali: un’edizione diversa, per alcuni aspetti analizzati, da quelle degli ultimi anni ma con lo stesso comune denominatore: la passione per l’arte ma anche la crescita di un mercato che sembra adattarsi ad ogni situazione e cambiamento, rivelando la potenza dei mezzi artistici come un nuovo asset sicuro per investitori e collezionisti.

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