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Limmatlandschaft, Schneeschmelze: la concezione del paesaggio in Max Gubler

Pittore svizzero del Novecento, nasce a Zurigo ed entra in contatto negli anni Dieci con importanti mercanti d’arte (Coray, Cassirer) e diversi artisti appartenenti alla cerchia dei dadaisti. Negli anni Venti si afferma nell’espressionismo e compie importanti viaggi a Berlino, Firenze e sull’isola di Lipari: nel soggiorno italiano dipinge paesaggi e immagini figurative influenzate dai lavori di Picasso e Cézanne. Perfeziona gli studi artistici a Parigi dove conosce Leroy e Maillol.

La poetica dell’artista zurighese rivela un forte debito verso i paesaggi natii: la natura incontaminata della valle del fiume Limmat ispira Gubler fin dall’infanzia, fornendogli un ricco immaginario, rappresentato nelle sue tele con toni fantastici e venature malinconiche, per via del processo di urbanizzazione che quei luoghi un tempo selvaggi stavano subendo a partire dal secondo dopoguerra. Accanto ai dipinti murali, ai ritratti, alle nature morte e alle figure, l’opera di Gubler comprende dunque numerosi paesaggi caratterizzati da una cromaticità luminosa e da un’accentuata dissoluzione delle forme, in cui netta è la contrapposizione tra la natura e la civiltà.

Nella sua carriera artistica Gubler ha partecipato a importanti eventi nazionali e internazionali (come la Biennale di venezia del 1952) ed è stato celebrato in patria con importanti premi.

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