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Breve storia della smaltatura

Origini e antichità

A Micene e Cipro, intorno al 1600 a.C., alcuni artigiani del vetro e del metallo scoprirono un materiale simile alle pietre dure che fondendo sulla superficie di oro, argento, bronzo e rame vi aderiva in modo stabile. In questi due luoghi affacciati sul Mare Mediterraneo nacque così la smaltatura, una fine arte che arricchì di colore gli ornamenti metallici di grandi personalità militari e religiose.
Da qui la tecnica si diffuse secondo una direttrice orientale (Mesopotamia, Persia, Russia) e una occidentale (Grecia, italia, Gallia, Balcani e Germania), due percorsi che a partire dal III-IV secolo d.C. si intersecarono grazie ai fecondi contatti tra popolazioni che avvennero in seguito alle invasioni barbariche.

Medioevo e Rinascimento

La smaltatura conobbe un periodo di largo impiego sotto l’impero bizantino e fu applicata con esiti altissimi all’oreficeria sacra e profana. In seguito alla crisi iconoclastica che interessò Costantinopoli (VII-X sec. d.C.), le maestranze locali si spostarono nel cuore dell’Europa importando modelli e stilemi orientali: il predominio delle botteghe costantinopolitane si estese fino al XII secolo.
In epoca carolingia si sviluppò l’innovativo stile gotico che proponeva l’idea di un’arte che fosse portatrice di luce per arrivare a Dio: s’iniziarono così a costruire imponenti vetrate attraverso le quali passasse molta luce. Al contempo, la smaltatura si perfezionò con l’introduzione dello champlevé, tecnica che rese famose in Europa le botteghe tedesche del Reno e della Mosa: quest’ultime soprattutto si distinsero per il tentativo di modernizzare gli stilemi bizantini introducendo nello smalto motivi della contemporanea produzione miniaturistica. Accanto a queste scuole si affermarono i maestri limosini che a Limoges aprirono le prime officine laiche e impiegarono, oltre allo champlevé, la tecnica cloisonné e lo smalto dipinto.
Nel XIV secolo d.C. Parigi accrebbe la sua fama divenendo una delle capitali dello smalto europeo: nella città francese furono largamente applicate le tecniche dello smalto traslucido e della basse-taille di tradizione senese. Verso la metà del Quattrocento si diffuse lo smalto dipinto, dalla spiccata connotazione artistiche e vicino per impatto all’olio su tela.

Epoca moderna

La smaltatura conobbe un declino nell’ultima parte del Seicento, evento imputabile al cambio dei gusti e alla minore accuratezza delle produzioni. Nel XVIII secolo la tecnica della pittura su smalto permise estrema precisione nella miniatura e divenne un importante elemento per la decorazione di piccoli oggetti rococò come orologi, tabacchiere e monili.
Durante l’Ottocento l’industrializzazione da una parte e la diffusione del dagherrotipo dall’altra provocarono l’abbandono della smaltatura. Verso la fine del secolo però, antiquari e archeologi riscoprirono un interesse verso lo smalto e su stimolo di movimenti novecenteschi come l’Art Nouveau tutte le tecniche furono riprese e perfezionate con risultati eccezionali nella gioielleria.

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