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Dynamism and ardour in art: the guazzo or gouache

Il guazzo è una tecnica pittorica molto usata in Europa fin dal XVI secolo che non ha però mai dato vita a una scuola. Deriva da una parola latina o forse germanica: quale che sia l’etimo, la radice comune risiede nei concetti di acqua e di impeto.

Etimologia

Per comprendere appieno la tecnica è opportuno partire dall’origine della parola guazzo, contesa tra il germanico e il toscano popolare di derivazione latina.

La prima ipotesi è avvalorata dal nesso labiovelare sonoro gw– importato in Italia dalle popolazioni che in epoca romana vivevano a nord del fiume Reno: questi barbari quando si immergevano e agitavano nello sforzo di attraversare un corso d’acqua parlavano di wazzar, un termine in cui si può facilmente riconoscere il tedesco Wasser e che in lingua italiana si sarebbe trasformato prima nel verbo guazzare e poi nell’avverbio a guazzo, semanticamente sempre riconducibile ai significati di acqua e movimento.

Anche i romani avevano una parola per indicare l’attraversamento dei corsi d’acqua: vadum, oggi guado per via di una germanizzazione secondaria e della radice vad– (forma rafforzata di ud la cui genesi è il sanscrito ud–an “umido”). Secondo il Vocabolario della Crusca guazzo altro non sarebbe che la forma popolare toscana della parola guado, riconoscibile in questa accezione in due passi dell’Inferno tratti dalla Divina Commedia di Dante e nel Decameron di Bocaccio.

Storia

In Europa durante il Cinquecento fu inventato un modo di dipingere che sfruttava un miscuglio di acqua, pigmento e biacca tenuto insieme da un collante fatto di gomma arabica: il risultato fu una pittura dai  colori più opachi e luminosi rispetto a ciò che si poteva ottenere con la tempera. Questa nuova tecnica si distinse dalla tempera anche per un’altra ragione: l’uso di agglutinanti di origine vegetale, dettaglio non da poco perché questi ultimi si asciugavano molto velocemente, richiedendo una rapidità estrema di esecuzione evidente nella immediatezza del tratto che conferiva a quelle prime opere una particolare vivacità e freschezza.

Questa tecnica, caratterizzata dall’impeto dell’artista e da una liquidità più densa rispetto all’acquarello, trovò l’appropriato nome di guazzo e nel Cinquecento fu impiegata prevalentemente per eseguire i bozzetti preliminari dei grandi lavori a olio. Nel Settecento si diffuse in Francia con il nome di gouache e nell’Ottocento venne largamente usata per la realizzazione di cartelli pubblicitari, senza però generare una scuola d’applicazione specifica. Nel Novecento importanti artisti come Picasso, Moore, Sutherland e Ben Shahn si avvicinarono alla particolare tecnica su vari supporti: carta cartone, legno e tela apprettata. Oggi il guazzo viene ancora felicemente impiegato nella produzione di decalcomanie e negli attuali ambienti scenografici.

Tecnica

Il guazzo è una tecnica pittorica difficile da padroneggiare e richiede grande sicurezza nel disegno e abilità nell’esecuzione perché i colori non devono essere più ritoccati: la biacca infatti se da un lato garantisce all’opera la luminosità e il colore perlaceo tipico degli olii, dall’altro schiarisce molto il dipinto quando si asciuga e quindi dipingendo è difficile trovare la giusta tonalità, soprattutto se il lavoro viene eseguito in più riprese. Bisogna fare poi attenzione allo spessore dello strato da stendere perché spesso, a causa delle escursioni termiche, si formano delle microfessure che rimangono anche dopo l’essiccazione, togliendo uniformità e bellezza al dipinto.

Nonostante le difficoltà tecniche, il guazzo si può associare ad altri modi di dipingere e si presta a un utilizzo su svariate superfici come la carta, la tela il legno, il cartone. Inoltre per pitturare a guazzo è sufficiente una tavolozza di otto colori: nero d’avorio, blu cobalto, terra d’ombra naturale, terra di Siena bruciata, rosso cadmio, verde smeraldo, giallo Napoli, ocra gialla e bianco di zinco. Si usano colori preparati industrialmente in tubetto o si fabbricano macinando i pigmenti con bianco di Spagna e diluendo con gomma arabica e acqua distillata.

Le gouache di Gen Paul

Gen Paul fu uno degli artisti del Novecento che fece maggiore uso della gouache nelle sue opere. In origine la scelta di affidarsi a una tecnica così difficile da utilizzare fu probabilmente dovuta alle difficoltà economiche dell’artista, il quale trovava meno oneroso dipingere con colori diluiti; in  seguito le gouache divennero lo strumento ideale per esprimere il suo stile, caratterizzato proprio da un tratto sintetico e impetuoso che donava dinamismo alle opere.

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