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Parchi di sculture, dove l’arte dialoga con la natura

La tridimensionalità e la matericità che la caratterizzano, fanno dell’arte scultorea un’espressione artistica in grado come poche di entrare in rapporto con il circostante, capace (in questo, seconda sola all’architettura) di inserirsi e dialogare con lo spazio che la racchiude.

 

La sfida di tanti artisti, in tutte le epoche, è stata quella di far interagire le proprie opere non solo con gli spazi creati dall’uomo – fossero chiusi, aperti, privati o pubblici – ma direttamente con la perfezione inarrivabile della natura. Soprattutto l’arte contemporanea ha cercato un contatto tra l’opera artistica intesa come creazione “umana” e la natura nella sua accezione di creazione “divina”, che trovasse nella bellezza e nell’armonia la propria sintesi.

 

I parchi di sculture diffusi in tutto il mondo, oltre che luoghi di attrazione turistica, sono un esempio di quanto interessante, proficua e varia possa rivelarsi questa interazione. Tra i più famosi vi sono il Parc Guell a Barcellona, nato dell’estro di Antoni Gaudí, il Parco Vigeland a Oslo, il sentiero di sculture di Mayo Nord in Irlanda, il parco DeCordova negli Stati Uniti, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Anche la Svizzera presenta interessanti esempi tra i quali ricordiamo il Parco delle sculture di Schönthal o il parco delle Sculture di Bruno Weber, ma anche esposizioni temporanee come la maestosa “Bad RagARTz” che per circa sei mesi trasforma le strade e gli spazi verdi di Bad Ragaz nel più grande parco di scultura europeo.

 

Esiste tuttavia un’area geografica ristretta, nell’Italia centrale, a cavallo tra Toscana e Lazio, che si è rivelata una vera e propria culla per i parchi di sculture. Nell’arco di poche centinaia di chilometri sorgono infatti alcuni dei parchi più belli e interessanti esistenti al mondo: la loro vicinanza e il meraviglioso contesto paesaggistico nel quale sono inseriti, li rendono ideali come meta per un weekend all’insegna dell’arte e della natura.

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Una gigantesca tartaruga sormontata da una Fama Alata al Sacro Bosco di Bomarzo

IL SACRO BOSCO DI BOMARZO

Nei pressi di Bomarzo, caratteristico borgo laziale in provincia di Viterbo, alle pendici del monte Cimino, sorge il capostipite di tutti i parchi di scultura, il Sacro Bosco o, come spesso viene definito, il Parco dei Mostri. Le sue origini risalgono al 1552 quando il principe Vicino Orsini ne commissiona la realizzazione al noto architetto Pirro Ligorio e allo scultore Simone Moschino. Ai tipici giardini all’italiana cinquecenteschi, raffinati, razionali e geometrici, con fontane e giochi d’acqua della Villa delle Meraviglie – questo il nome originale della residenza del principe –  fa da contraltare questo caratteristico boschetto che rappresenta un unicum nel panorama, non solo italiano, ma mondiale: mostri, draghi, elefanti, gigantesche tartarughe, animali mitologici e altre figure grottesche scolpite nella roccia, sono disposte nell’ambiente in modo irregolare, senza coerenza prospettica o di proporzioni, in un labirinto fatto di obelischi, case pendenti, invenzioni iconografiche, simboli misteriosi, citazioni letterarie e motti indecifrabili anche per gli studiosi più appassionati. Dopo secoli di abbandono il giardino è stato rivalutato e riportato in auge da intellettuali del calibro di Goethe e Dalì, innamoratisi di questo luogo magico e assurdo.

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I coloratissimi Tarocchi di Niki de Saint Phalle nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

IL GIARDINO DEI TAROCCHI DI CAPALBIO

Ci spostiamo solo di qualche chilometro, facendo tuttavia un balzo in avanti di oltre 4 secoli, per visitare il meraviglioso Giardino dei Tarocchi di Capalbio (Grosseto) nato dall’immaginazione eclettica dell’artista francese Niki de Saint Phalle. Iniziato nel 1979 e aperto al pubblico solo nel 1998, dopo anni di impegnativi lavori, il parco è la concretizzazione del sogno artistico di Niki, realizzato con il fondamentale apporto del marito Jean Tinguely e di altri nomi famosi dell’arte contemporanea e amici della coppia, come l’architetto Mario Botta che ha disegnato il padiglione d’ingresso. Al di là del possente muro di cinta realizzato dall’architetto ticinese, che separa nettamente il parco dalla realtà di tutti i giorni, si apre un mondo fatato e magico in cui gli arcani dei Tarocchi – la Papessa e il Mago, il Sole, l’Imperatrice, la Temperanza e tanti altri – prendono vita con le forme esagerate e gli azzardi cromatici tipici dell’opera di Niki de Saint Phalle. Ventidue gigantesche figure realizzate in acciaio e cemento e ricoperte di vetri, ceramiche colorate e specchi che riflettono, amplificano e moltiplicano la natura circostante creando un tutt’uno indistinguibile tra natura e opera d’arte. Quella che si sviluppa su questi due ettari di terreno è una vera e propria città fantastica e visionaria in cui le sculture diventano abitazioni che si snodano in un dedalo di strade e stradine, anch’esse superficie artistica per pensieri, citazioni, numeri e messaggi, in un percorso contemporaneamente fisico e spirituale.

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"Unicorni/Ombelico del mondo" di Daniel Spoerri all'interno del suo Giardino

IL GIARDINO DI DANIEL SPOERRI

Risalendo verso l’interno della Toscana, sempre in provincia di Grosseto, sorge un altro parco di sculture: è il Giardino di Daniel Spoerri, fortemente voluto e realizzato dall’artista svizzero a partire dagli anni ’90. Il parco, situato nel comune di Seggiano, sul monte Amiata, è stato inaugurato nel 1997 e si è negli anni arricchito di svariate opere e sculture di arte contemporanea, non solo del suo fondatore, ma di tantissimi altri artisti tra cui Arman, Aeppli, Dietman, Dossi, Staccioli, Tinguely: in totale il Giardino ospita oggi 103 opere di 50 artisti diversi, disseminate su una superficie di circa 16 ettari. Si tratta di un luogo con una straordinaria forza attrattiva, “aderente”, come recita il motto latino riportato sul cancello d’entrata: HIC TERMINUS HAERET (qui aderiscono i confini, qui si uniscono i territori). La zona in cui sorge è denominata geograficamente “Il Giardino”, ma in passato la si trovava indicata anche con il nome “Il Paradiso”. Non è un caso quindi, che la sensazione, appena varcata la soglia, sia quella di essere entrati nel Giardino dell’Eden, in quello che, secondo il progetto e le parole dello stesso Spoerri, vuole essere un luogo in cui percepire quell’ “attimo intimo in cui godiamo, odiamo, amiamo o soffriamo il mondo”.

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"La Chiglia" in pietra vulcanica di Kemal Tufan, una delle tante opere presenti nel Parco delle Sculture del Chianti

IL PARCO DELLE SCULTURE DEL CHIANTI

Spostandoci ancora verso nord, tra le suggestive colline del Chianti, nella provincia senese, troviamo uno dei parchi di arte contemporanea più noti a livello mondiale. Nato da un’idea e dalla passione di Rosalba e Piero Giadrossi, il Parco delle Sculture del Chianti, che sorge nel comune di Pievasciata a pochi chilometri da Siena, è stato aperto al pubblico nel 2004 e si estende su una superficie boschiva di sette ettari. Per la realizzazione di questo gioiello di arte e natura, i coniugi Giadrossi hanno voluto coinvolgere artisti provenienti da tutto il mondo: sono 26 le installazioni e le sculture disposte lungo un percorso di circa un chilometro, come 26 sono i paesi del mondo rappresentati. Gli artisti coinvolti non si sono limitati a produrre opere e sculture per il parco, ma sono stati invitati a prendere visione dell’ambiente in cui sarebbero state inserite, e a utilizzarlo come fonte di ispirazione. È proprio questa la caratteristica principale del parco: le opere d’arte, realizzate appositamente per il preciso punto in cui sono installate (site-specific), si inseriscono perfettamente nel contesto naturale, diventando parte integrante del paesaggio che le circonda, restituendo al visitatore un profondo senso di armonia. Esaurito lo spazio a disposizione nel bosco, i coniugi Giadrossi hanno già dato il via a un progetto che coinvolge tutta comunità cittadina, per la trasformazione dell’intero comune in un Borgo di Arte Contemporanea.

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