fbpx

Il cibo del mondo, un unico ingrediente: la cera. L’arte di Paola Nizzoli Desiderato.

Paola Nizzoli Desiderato è un fiume in piena mentre parla della sua arte, la ceroplastica, con cui realizza in cera vergine d’api, frutta, nature morte e installazioni. Da sempre appassionata di tecniche artistiche rare, nel 2006 si avvicina a questa tecnica grazie alla scoperta della pomologia artificiale di Garnier Valletti, ceroplasta tra i piu famosi d’Europa. Segue un lungo periodo di studi e ricerche, che la porteranno alla completa padronanza di questa rara tecnica scultorea. La sua Canestra di frutta di Caravaggio riprodotta fedelmente in 3D ed esposta alla GAM di Milano la consacra come artista contemporanea sul piano internazionale. Paola Nizzoli vive e lavora a Genova e la sua opera è rappresentata dalla Galleria Salamon&C di Milano.

Artrust_PaolaNizzoliDesiderato_4

Questo è un periodo speciale per la sua arte, legata inevitabilmente al tema di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. La mostra Il cibo nell’arte, grandi maestri dal Seicento a Warhol, a Palazzo Martinengo (Brescia), la trova protagonista con l’opera di chiusura del percorso espositivo: una piramide alimentare realizzata appositamente per l’occasione, ricca non solo di alimenti ma anche di simboli e citazioni artistiche. Inaugurata lo scorso 25 aprile, la mostra Oltre la vita alla Fondazione l’Arsenale di Iseo, ospita un’opera particolare, un’allegoria della rinascita. Altre sue opere saranno esposte anche alla mostra Il tesoro d’Italia curata da Vittorio Sgarbi presso il Padiglione Eataly Expo 2015, in programma dall’1 Maggio, e a Lugano, dal 28 maggio al 5 luglio alla IntArt Gallery di Silvano Lodi nell’ambito di Physis – La poetica nell’arte figurativa.

 

Abbiamo intervistato Paola Nizzoli Desiderato, che con gentilezza ed entusiasmo ci ha raccontato qualcosa in più sul suo percorso artistico.

 

Cibo e arte sono sempre stati due mondi in costante “dialogo”, capaci di influenzarsi vicendevolmente. In che modo questo rapporto ha influito sul suo percorso artistico? Perché ha scelto di immortalare il cibo nelle sue opere?

 

Il mio interesse verso la rappresentazione del cibo nasce in realtà dalla scoperta della tecnica con cui lo realizzo, la ceroplastica, usata già nel ‘600 nello studio dell’anatomia e nel ‘700 nel campo della botanica. La passione per quello che è la natura, un particolare interesse per la botanica e la visita alla collezione di Francesco Garnier Valletti sono stati il punto di partenza del mio percorso artistico, fatto di studi e ricerche iniziali per imparare a modellare la cera d’api e di sperimentazione continua poi. Dopo due anni di ricerche storiche e bibliografiche, ad oggi ho creato circa 600 modelli.

Artrust_PaolaNizzoliDesiderato_1

A proposito di ceroplastica, antica tecnica che lei ha portato a nuovi livelli, ci spiega in cosa consiste, quali sono le difficoltà tecniche e quali invece le grandi possibilità che offre nella specifica branca della pomologia artificiale, la riproduzione fedele e tridimensionale di frutti e ortaggi?

 

La ceroplastica è un’antica arte di riproduzione del reale che prevede l’utilizzo di cere vergini d’api, impiegata fin dal passato da artisti e studiosi. Nel campo della botanica, infatti, ha avuto un ruolo fondamentale nella documentazione delle specie per fini scientifici, al pari degli orti botanici e delle rappresentazioni su carta. Fino al XVII secolo invece, l’utilizzo della cera era principalmente collegato all’attività artistica di imitazione della natura o come preparazione di sculture in bronzo o marmo.

La tecnica della ceroplastica avviene per fusione: si scioglie la cera, la si mette in un calco e, una volta pronto ed estratto il modello lo si ritocca con attrezzi specifici. In genere si usa un pigmento di colore base durante la fusione e poi si dipinge sulla forma con il pennello. Insomma, è come realizzare dei quadri ad olio, ma in tre dimensioni.

Per quanto riguarda le difficoltà, beh, sono molte. La cera è una scoperta continua, un’esperienza ogni volta diversa, uno studio incessante. Innanzitutto non c’è una “ricetta guida”, in quanto le api che la producono sono soggette a continui cambiamenti dell’ambiente in cui vivono: luoghi, stagioni, età, pollini sono alcuni dei fattori che influenzano e modificano qualità e caratteristiche della cera, motivo per il quale risulta poi difficile poter seguire delle linee guida nella modellazione. Se trovo la cera adatta a modellare, per esempio, un limone, non è detto che la volta successiva riuscirò ancora ad avere quella stessa cera, con quelle determinate caratteristiche, a disposizione. Per questo motivo, per ogni modello che creo, compilo anche una scheda tecnica esplicativa.

Ogni cera poi, reagisce in modo diverso alla colorazione. Alcune cere sono impermeabili e bisogna quindi cercare un “aggrappante”, altre invece assorbono troppo e non si sa come reagirà il colore.

Insomma, è un’arte che richiede molto studio e coinvolgimento costante. Per questo è anche difficile insegnarla o farsi seguire.

Artrust_PaolaNizzoliDesiderato_2

Negli ultimi anni il cibo è diventato oggetto di attenzione di tutti i principali mezzi di comunicazione e tema al centro di un vivace dibattito culturale e politico. Expo 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” ha suggellato la centralità del cibo per il futuro dell’uomo e del pianeta. Qual è la sua personale visione e quali messaggi vuole trasmettere con la sua arte?

 

Il tema della sensibilità verso il cibo e la nutrizione adesso è molto attuale, ancor di più con l’evento di Expo. È un tema a cui io in realtà sono legata da anni, infatti ho sempre cercato di essere consapevole rispetto all’origine del cibo che consumo. Attraverso le mie opere trasmetto il messaggio dell’accettazione della biodiversità: i miei frutti sono rappresentati come la natura li crea, nelle loro innumerevoli varietà e nella loro bellezza irregolare. Pur essendo finti sono molto più realistici della frutta esposta in certi scaffali dei supermercati, con quella texture perfetta risultato di copiose e quanto nocive irrigazioni di pesticidi.

L’opera esposta a Brescia è un ottimo esempio di messaggio legato al cibo: è la piramide alimentare, composta da 1.927 pezzi. Alla base si trovano frutta e verdura, elementi fondamentali per la nutrizione, al piano sopra latticini, vino e carboidrati: non mancano i riferimenti all’arte, ad esempio la ricotta è una chiara citazione ai Mangiatori di ricotta di Vincenzo Campi. Il piano centrale è occupato dalle proteine animali. La carne è posta sotto una campana di vetro, come allegoria del sublime: la gallina spennata con l’occhio vivo intima a una riflessione sul modo in cui gli animali vengono allevati e uccisi. Non manca però l’ironia, con le “teste di”: testa di rapa, testa di zucca e testa di cavolo. Ho anche citato Piero Manzoni, con la mia “Salsa di Pomodoro d’artista”!

Artrust_PaolaNizzoliDesiderato_3
La piramide alimentare che chiude la mostra a Palazzo Martinengo (Brescia)

Nella sua assidua opera di ricerca e creazione, lei ha realizzato praticamente qualsiasi tipo di alimento. C’è qualcosa che ancora le manca? Quale sarà la sua prossima sfida?

 

Cosa mi manca da fare? Mi manca tutto! Ci sono così tante cose nuove da trovare e sperimentare. Le sfide sono sempre moltissime e per me la curiosità è una fonte inesauribile. Per esempio, non avrei mai pensato di rappresentare la carne, poi l’ho fatto. Anche il solo trovare la frutta per me è una sfida quotidiana. Capita che mi mandino frutti da tutto il mondo, come le mandorle dall’Afghanistan, da ricreare in cera. Il fine scientifico della mia opera è uno degli aspetti che più mi appaga.

Ecco, però direi che la “Vanitas” che ho creato in occasione della mostra alla Fondazione l’Arsenale sia stata la sfida che da tempo avrei voluto affrontare. Ho lavorato la cera in un modo nuovo, usando la tecnica di Medardo Rosso, creando il simbolo del ciclo della vita, la metafora della morte in funzione della rinascita: una testa dalla quale spunta una piantina appassita, affiancata da un teschio dal cui interno escono radici e rami fioriti e fruttati. Il tutto posto al di sotto di un rubinetto, richiamo all’acqua, simbolo della vita.

Crediti fotografici: ©Laura Ferrari

Recent Posts

Start typing and press Enter to search