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Opere come gioielli: quando l’arte diventa indossabile

Avete mai pensato a come sarebbe indossare un’opera d’arte? Se state pensando a preziosissimi collier di Bulgari, a pendenti di Boucheron o brillanti di Cartier, siete fuori strada. E non stiamo neppure parlando di adornarsi con una cornice barocca per una serata di Gala. Niente di tutto questo.

 

Parliamo invece di wearable art, arte indossabile appositamente creata da artisti, pittori e scultori. Opere d’arte che diventano gioielli, o viceversa: la differenza è molto sottile. Sono oggetti che nascono dallo stesso approccio creativo, che hanno la stessa forza emozionale, lo stesso significato artistico. Quello che cambia è solo il fine: la wereable art non si guarda, ma si indossa.

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Le petit faune
Pendant – Gold, 4 x 6 cm
Edition 3/20
Coll. Diane Venet
www.dianevenet.com

In questo loro dimensione, questi gioielli-opera contribuiscono alla creazione di un legame emotivo con chi li porta: il loro valore non si misura infatti in carati, o con un punzone, ma attraverso il rapporto tra creatore e destinatario, che non è solo colui che lo indossa, ma anche colui che mostra il gioiello al mondo.

 

Nel corso del Novecento sono stati numerosi gli artisti che si sono avvicinati alla gioielleria, idealmente mossi da un’iniziale volontà di rendere omaggio a una donna, una moglie, una figlia o comunque una persona amata. Picasso, per esempio, creò alcune collane per Dora Maar tra il 1930 e il 1940, cosi come Calder realizzò la fede nuziale per la moglie. Una tendenza che ha poi definitivamente preso piede negli anni Cinquanta: nonostante l’arte avesse ormai intrapreso le strade del concettualismo e dell’astrattismo, molti artisti cominciarono ad approfondire il legame con l’artigianato, dando vita a opere d’arte in miniatura. Spiccano tra i nomi quelli di Braque, Dalì, Fontana, Giacometti, Spoerri, ma anche i più contemporanei Haring, Koons, Yoko Ono e Kapoor.

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Elisse Concetto Spaziale, 1967
Bracelet – Silver and pink lacquer
16 x 6 x 17 cm

Edition 5/150
Coll. Diane Venet
www.dianevenet.com

Quella del gioiello-opera è un’area artistica relativamente ancora poco conosciuta, se non dai collezionisti o dagli appassionati. Negli ultimi tempi, tuttavia, la wereable art sembra aver preso piede sulla scena internazionale, presentandosi al mondo in diverse occasioni.

 

L’apice di questa tendenza viene raggiunto nel 2011, quando 220 miniature di molteplici artisti sono esposte a New York, al MAD – Museum of Arts and Design, per la mostra From Picasso to Koons. Artist’s Jewelllery. Considerato lo straordinario successo ottenuto, l’esposizione è stata replicata in altre prestigiose sedi, riscuotendo consensi in tutto il mondo: Atene, Valencia, Miami, Seul, e nel 2015 a Venezia (Vitraria Glass Museum, Precious – From Picasso to Koons, conclusasi lo scorso agosto). Il prossimo appuntamento è già fissato per il 2017, a Parigi.

Installation view of Picasso to Koons: The Artist as Jeweler (2011) at the Museum of Arts and Design, New York. Photo courtesy the Museum of Arts and Design.

Dietro il successo di questa esposizione vi è anche l’attività di Diane Venet, guest curator oltre che prestatrice di parte delle opere esposte. La sua prestigiosa collezione di gioielli d’arte è infatti una delle più importanti e numericamente imponenti al mondo: «il risultato di un intreccio tra storie di vita e storia dell’arte», come lei stessa la definisce.

Tutto comincia quando il marito, lo scultore Bernar Venet, crea per lei un piccolo anello in argento come fede nuziale. Da quel momento Diane Venet si appassionerà di gioielli d’artista, raccogliendo inizialmente pezzi di Arman, César, Mimmo Rotella. Una passione che negli anni crescerà, arrivando fino al punto di commissionare gioielli ad artisti come Kader Attia o Frank Stella.

 

Dice Diane Venet: «Faccio attenzione a chiedere solo a quegli artisti che credo possano trovare la mia richiesta come qualcosa di stimolante e divertente. È importante che loro riconoscano il gioiello come una parte integrante della loro opera artistica».

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Assemblage Necklace, this work is a continuation of the edition started in 1974, completed in 2015, 18k yellow gold and enamel, GEM Montebelloedition of 3, face length: 13 cm, width: 8 cm

Louisa Guiness Gallery

Senza dubbio, un’artista che ha riconosciuto in piena autonomia il valore del gioiello come opera d’arte è Niki de Saint Phalle, attuale protagonista della nostra mostra DUO. Anime ribelli, spiriti gemelli. Destini intrecciati nell’arte, insieme al marito Jean Tinguely.

Meno nota delle sue Nanas o dei suoi Tiri, ma comunque degna di nota, è infatti la sua produzione di gioielli sulla quale ha meritatamente accesso i riflettori una selling exhibition alla Louisa Guinness Gallery di Londra, inaugurata lo scorso 23 settembre e aperta al pubblico fino al 12 novembre. Land of the Free, questo il titolo dell’esposizione, presenta diversi esemplari rari, vere e proprie “sculture-indossabili”, e celebra la capacità dell’artista di tradurre il suo potente linguaggio visivo anche su mezzi diversi e in scale ridotte.

Tutti i gioielli esposti sono stati realizzati tra il 1970 e il 1978 grazie alla collaborazione e alla stretta amicizia tra Niki De Saint Phalle e Giancarlo Montebello, storico gioielliere milanese ed “editore di gioielli d’artista” che ha lavorato con tutti i più importanti artisti del XX secolo, tra cui César, Sonia Delaunay, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Hans Richter, Larry Rivers, Jesús Soto e Alex Katz.

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